I ricordi di giovinezza

“Una volta al mese gli studenti di medicina avevano diritto ad una bottiglia di alcool e noi correvamo al mercato per barattarne mezzo litro con una pagnotta. Siamo sopravvissuti solo perché noi studenti abbiamo diviso tutto nei corridoi. I miei genitori, che a malapena avevano da mangiare per loro, avevano inviato un paio di patate dal nostro villaggio, a Ryazan. Altri studenti hanno condiviso del salo (grasso di maiale, ndr) e cereali. Mi ricordo una ragazza che portò un’orata enorme, è stato incredibile! Ci abbiamo mangiato per una settimana e poi abbiamo fatto una zuppa con le lische, che avevamo rosicchiato tanto da renderle brillante. Lo scorso 5 maggio ha compiuto 90 anni, non si è mai sposata e non hai mai avuto figli, ma vive con i suoi otto gatti e aiuta il suo nipote disabile: “Il lavoro è tutto, senza non avrei nulla da fare, fare il medico non è soltanto una professione, è un modo di vivere. E per cos’altro dovrebbe vivere se non lavorare?”. Una fedeltà alla professione che l’ha portata a essere insignita del riconoscimento di miglior medico russo.

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